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Misterbianco, Consorzi di Bonifica, FLAI CGIL: «La riforma non può più attendere»

Appello alla Regione per salvare agricoltura, lavoro e risorse idriche

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La riforma dei Consorzi di bonifica non può più attendere. L’agricoltura siciliana da lavoro a 135 mila lavoratori e lavoratrici e produce eccellenze esportate in tutta Europa. Senza un sistema idrico efficiente l’intero comparto è destinato a entrare in crisi.

È il messaggio emerso dal convegno “Consorzi di bonifica in Sicilia: la riforma necessaria. Efficienza, Sostenibilità, Governance”, promosso da FLAI CGIL Catania e FLAI CGIL Sicilia e ospitato questa mattina all’Hotel Gelso Bianco di Misterbianco. Al centro del confronto il disegno di legge di riforma dei Consorzi di bonifica, tornato all’esame dell’Assemblea regionale dopo la bocciatura dello scorso anno. Il convegno ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, delle organizzazioni agricole e del sindacato con un obiettivo condiviso: individuare un nuovo modello di governance capace di affrontare le criticità del sistema idrico siciliano, garantire servizi efficienti agli agricoltori e tutelare l’occupazione.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti del segretario generale della CGIL Catania, Carmelo De Caudo, seguiti dal contributo del segretario generale della FLAI CGIL Catania, Giuseppe Glorioso. Il coordinamento è stato affidato alla segretaria provinciale della FLAI CGIL Catania Rosaria Leonardi, mentre la relazione è stata affidata  al segretario generale della FLAI CGIL Sicilia, Tonino Russo.

Al dibattito hanno preso parte l’ingegnere idraulico Angelo Nicotra, il presidente della CIA Catania Michelangelo Arena, il presidente di Confagricoltura Catania Giosuè Arcoria, il direttore di Coldiretti Catania Giuseppe Micciché, l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino e il commissario straordinario del Consorzio di Bonifica della Sicilia Orientale Calogero Ferrantello. Le conclusioni sono state affidate alla segretaria nazionale della FLAI CGIL Silvia Spera.

Glorioso ha ripercorso l’evoluzione del provvedimento, ricordando che l’attuale assetto, fondato su undici consorzi commissariati, mostra ormai tutti i suoi limiti. Si prevede di dare vita a quattro nuovi consorzi organizzati secondo i bacini idrografici e non più secondo i confini amministrativi; il nuovo assetto deve garantire una governance realmente partecipata dagli agricoltori senza marginalizzare i piccoli produttori e le aree interne.

“La riorganizzazione non deve però diventare desertificazione”, ha avvertito Glorioso, chiedendo che l’accorpamento non comporti la chiusura dei presidi locali e delle sedi operative.

Accanto ai futuri e necessari investimenti infrastrutturali, il sindacato considera indispensabile un piano di riqualificazione del personale. “La stabilizzazione senza riqualificazione non è sufficiente”, ha evidenziato Glorioso, ricordando che nel Consorzio della Piana di Catania, permane una forte carenza di figure tecniche e intermedie.

Per il segretario generale della Cgil di Catania, De Caudo, “non possiamo più accettare la retorica del “si fa quel che si può” nell’ambito dei consorzi di bonifica. La situazione è drammatica e nel corso dei decenni  le varie governance non hanno affrontato adeguatamente tutte le criticità che ricadono oggi sui lavoratori del Consorzio e sugli agricoltori. I cambiamenti climatici e le loro conseguenze si sommano ai problemi di sempre. Il sindacato chiede ascolto vero ma soprattutto soluzioni”.

Nella sua relazione il segretario regionale Tonino Russo ha collegato il tema stesso della riforma alla crisi idrica che continua a colpire l’agricoltura siciliana. La scelta di organizzare il convegno nella Piana di Catania, ha spiegato, nasce dal fatto che questo territorio ha pagato un prezzo altissimo ai disservizi irrigui, con aziende costrette perfino ad abbandonare gli agrumeti per la mancanza d’acqua.

“La stagione irrigua si prolunga oramai fino all’autunno – ha detto- e riprende già in primavera. Di fatto oggi abbiamo bisogno di un sistema efficiente quasi tutto l’anno”.

Russo ha ricordato che il disegno di legge, dopo essere stato bocciato dall’Ars, è stato ripresentato dal governo regionale ed è attualmente all’esame delle commissioni parlamentari. “Intanto, i consorzi sono commissariati da oltre trent’anni e convivono con una situazione debitoria che produce continui pignoramenti e mette perfino a rischio il regolare pagamento degli stipendi dei lavoratori”.

Sul fronte occupazionale, Russo ha rivendicato il percorso già avviato con la stabilizzazione della quasi totalità dei lavoratori precari dei Consorzi. “Restano ancora circa 500 addetti che già svolgono 156 giornate lavorative – ha aggiunto Russo-  e per i quali chiediamo il completamento del percorso di stabilizzazione”. Un risultato importante che, però, non basta senza una riforma strutturale del sistema. “Servono nuove piante organiche. Ad oggi mancano operai specializzati, ma soprattutto ingegneri, agronomi e personale tecnico capace di programmare, progettare e gestire le nuove reti irrigue”.

Russo ha infine posto l’attenzione sulle infrastrutture, definite il vero punto debole del sistema idrico siciliano. “Le reti sono obsolete, disperdono enormi quantità d’acqua; molti invasi non sono collaudati oppure sono interrati e una parte consistente della risorsa idrica finisce in mare perché non riusciamo a trattenerla”. Pur riconoscendo gli investimenti realizzati negli ultimi anni attraverso il PNRR e i fondi europei, il segretario della FLAI Sicilia ha sottolineato che “serve molto di più: bisogna rifare le reti, digitalizzarle come avviene in molte altre regioni italiane e contrastare anche il fenomeno dei furti d’acqua che interessa vaste aree del territorio siciliano”.

Nel corso del confronto è intervenuto anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino, che ha ribadito il carattere ormai «indispensabile» della riforma: “Non farla significa continuare a disperdere risorse pubbliche per pagare i debiti del passato”, ha concluso, auspicando una rapida approvazione del disegno di legge all’Ars.

Dalle conclusioni affidate alla segretaria nazionale della FLAI CGIL Silvia Spera è arrivato un ulteriore richiamo alla responsabilità della politica. “La Sicilia non può permettersi di restare ferma mentre il resto del Paese investe sul futuro della gestione della risorsa idrica. Il valore dell’acqua è oggi ancora più strategico, anche alla luce degli effetti del cambiamento climatico. Si  rischia di tenere l’isola ai margini dei processi di innovazione e degli investimenti”.

A rappresentare Confagricoltura Catania, il vicepresidente Vincenzo Romeo che nel corso del suo intervento ha sottolineato come: “La riforma dei Consorzi di bonifica è certamente un argomento fondamentale per il territorio, soprattutto in riferimento al grande impulso e rinnovamento atteso per la gestione delle risorse irrigue. Un uso più razionale dell’acqua per l’agricoltura – ha evidenziato il vicepresidente Romeo – è fondamentale anche in considerazione dei cambiamenti climatici che, come abbiamo visto in questi ultimi anni, causano repentini stravolgimenti atmosferici passando in breve tempo dalla siccità alle alluvioni, cioè da un’emergenza all’altra. Dopo oltre trent’anni di immobilismo, qualcosa si sta finalmente muovendo. Stiamo assistendo ad un concreto impegno del governo regionale seppur con tutti i limiti di autonomia e di bilancio, ma l’interlocuzione con l’assessore all’agricoltura Sammartino è stata costruttiva e sono state avviate anche opere importanti come il completamento della diga “Pietrarossa”.»

La sola riforma non è sufficiente, però, a sostenere il sistema ancora traballante. Come ha evidenziato sempre il vicepresidente Romeo: “Occorre un grande piano di ristrutturazione della rete irrigua per contrastare le enormi perdite di acqua, pari ad oltre il 50% dell’acqua immessa, oltre ad un adeguamento delle infrastrutture di stoccaggio, Su 45 dighe di ritenuta in Sicilia, circa 18 invasi non sono mai stati collaudati, mentre altre 9 sono state collaudate ma presentano limitazioni operative. Solo 19 dighe risultano attualmente in esercizio normale, con una capacità complessiva ridotta di almeno il 30% proprio a causa della mancanza dei collaudi strutturali. Con la nuova mappatura occorre razionalizzare la gestione del territorio e delle risorse mettendo a sistema gli invasi in modo da arrivare ad una distribuzione quasi uniforme della risorsa acqua. In ultimo rivedere i piani di classifica delle tariffe in modo da premiare gli agricoltori più virtuosi che applicando un’agricoltura avanzata con sistemi di irrigazione di precisione consentono un risparmio di acqua notevole.» Anche il presidente di Confagricoltura Catania, Giosué Arcoria evidenzia come occorre continuare sul solco degli interventi per accumulare acqua e non disperderla lungo la strada di una condotta oggi colabrodo.

 

 

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