C’è chi si dispera e sostiene in maniera astratta che Paternò affondi in una narrazione collettiva falsa. Beh, forse sì, forse no.
Io, invece, porto con me il ricordo di uomini nati e vissuti a Paternò, uomini che hanno lasciato una traccia profonda nella storia di questa terra. Una Paternò dove, un tempo, si cantava e si ballava spensierati. Una città dove si preferivano le “ralunghe” alla carne di manzo e si viveva più a lungo, con semplicità, serenità e, forse, con meno malattie. Per le vie si recitava a soggetto, come scriveva Pirandello, con uomini semplici e buoni. C’erano uomini saggi e colti, che mettevano il bene della collettività davanti persino agli interessi della propria famiglia.
Tra questi uomini ricordo Nino Tomasello. La sua vita è stata una continua ricerca per comprendere davvero “u paturnisi”. Ha studiato il passato con rigore, ha scavato nella memoria della città, ha raccolto documenti e testimonianze, restituendoci una lettura autentica della nostra identità. E aveva profondamente ragione quando, con la forza delle parole, denunciava l’operato di certi uomini. «Demolire e ricostruire» era il suo tormento, il suo monito.
Perché il paternese moderno, troppo spesso, ha demolito ciò che era bello nel tentativo di renderlo migliore, finendo invece per distruggere un patrimonio prezioso e sprecare tempo e risorse.
Nino Tomasello ci ha lasciati il 14 luglio 2022, in un periodo in cui il ricordo della pandemia di Covid era ancora vivo. Una data che, per Paternò, assume anche un forte valore simbolico: il 14 luglio richiama infatti il tragico bombardamento del 1943, quando la morte piovve dal cielo e segnò per sempre la storia della città. Sono passati appena quattro anni e già sembra che ci siamo dimenticati di un uomo che ha consegnato alla sua comunità il frutto di un’intera vita spesa per la scuola gli studi e tanto altro.
Ci ha lasciato opere preziose. Come non ricordare il volume dedicato ai cantastorie e i due fondamentali libri di cronache cittadine? Il primo racconta la storia di Paternò dal 1860 al 1918, attraverso un rigoroso viaggio nella memoria storica; il secondo ricostruisce gli anni dal 1915 al 1955, offrendo una testimonianza preziosa della vita della nostra comunità.
Non ha avuto il tempo di affidare alla sua penna l’ultimo capitolo della storia contemporanea: quello della Paternò dei suoi uomini migliori, della città che, con coraggio, seppe rialzarsi dopo la tragedia dei bombardamenti del 1943, ma anche quello della lenta trasformazione che, dagli anni Novanta in poi, ha accompagnato il declino di una comunità ricca di storia, identità e speranze.
Ricordare Nino Tomasello significa ricordare un uomo che ha dedicato la propria esistenza alla memoria di Paternò. E una comunità che dimentica i propri studiosi finisce, inevitabilmente, per dimenticare anche sé stessa.
A seguire un ampio ritratto della sua esperienza terrena: una biografia di Nino Tomasello, scritta da Iano Garifoli, per ricordare un uomo al quale la città di Paternò deve riconoscenza, gratitudine e rispetto, qualora qualcuno lo avesse già dimenticato.
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Per Nino Tomasello, il denominatore comune della sua esistenza, dal punto di vista della sua attività pubblica, va trovato nella vitalità culturale che lo connotava e nel desiderio di narrare, attraverso i luoghi, la memoria del nostro territorio, per affermarne la identità ed esaltarne il “genius loci”, per preservarli da uno stato di indifferenza che poteva indurre la comunità verso una condizione di marginalità. A tutti gli interlocutori rappresentava come la cultura fosse il racconto di storie e di esperienze che ci sono di esempio, di guida, di riferimento nella vita di comunità: ai tanti giovani e, in particolare, ai suoi numerosi alunni di cui fu un eccellente “educatore”, soleva spesso ripetere: «conoscere il futuro di ieri forse può aiutarci a pensare quello di oggi». Di contro, era assai rammaricato della sensazione di incomunicabilità che avvertiva tra le varie generazioni che, non dialogando tra loro, impedivano di tramandare idee, valori, tradizioni, programmi, esperienze. Per tutto questo, Nino va ricordato come un viaggiatore che andava sempre alla ricerca di nuovi luoghi e della memoria che essi esprimevano perché, come diceva Seneca, i luoghi hanno memoria. Riavvolgendo i “fotogrammi” della pellicola che narrano la storia di Nino, si può individuare il campo di azione in cui è stato sempre impegnato fattivamente: la scuola, la politica, il sindacato, la ricerca storica, i temi sociali sui quali, spesso, si soffermava ad argomentare con i tanti interlocutori, con ragionamenti articolati e modi affabili che connotavano un’indole sottesa da una irrequietezza intellettuale sempre alla ricerca di novità. Sin da giovane sposa le idee della D.C. e, nel 1963, unitamente ad altri coetanei, come me, è già impegnato a sostenere il partito durante la campagna elettorale che sancisce la elezione di Nino Lombardo all’Assemblea Regionale e di Barbaro Lo Giudice al Senato della Repubblica. La fine degli anni 60 è anche ricordata per le calamità naturali che provocarono il terremoto nella valle del Belice e l’alluvione di Firenze, a cui Nino non rimase indifferente, recandosi sui luoghi per offrire il suo aiuto da volontario.
La rivoluzione giovanile di quel tempo apporta profondi cambiamenti ai costumi e alle tendenze della società italiana, cambiamenti che la D.C., secondo Nino, sottovalutava. Anche per questa motivazione, nel 1970, in occasione delle elezioni amministrative di Paternò, trova innovativa e più avanzata nei tempi la proposta amministrativa della lista civica “Rinascita di Paternò”, un’aggregazione in cui erano confluiti i partiti della sinistra, senza simboli, aperta ai rappresentanti della società civile, assimilabile nelle intenzioni all’Ulivo di Prodi, benché riferita ad una realtà territoriale cittadina, a cui egli aderisce risultando eletto consigliere comunale. La Democrazia Cristiana, nella stessa competizione, raggiunge la maggioranza assoluta e chiama, per la prima volta, Turi Sinatra a svolgere le funzioni di Sindaco di Paternò. Nino Tomasello, nel corso della stessa legislatura, ritorna poi nell’alveo della D.C. con l’assunzione di numerosi ruoli di partito (responsabile ufficio SPES) e di amministrazione (delegato Canonico Renna), e come commissario dell’Ente di beneficenza e di assistenza “Verginelle” (poi confluito nella Casa di Ospitalità “S. Bellia”). Nel partito è molto riduttivo: pubblica numeri speciali legati alla vita interna e promuove la prima rete televisiva locale “Paternò Nuova”. Organizza, inoltre, la protesta degli studenti di Paternò per bloccare i lavori abusivi intrapresi dai privati nel terreno destinato alla successiva costruzione dell’istituto scolastico che avrebbe ospitato l’Istituto Magistrale, come ricorda Nino Lombardo nel suo libro del 2009 “Dai Normanni ai Democristiani”. Nino propone l’istituzione del “Premio Bontà Giovanni XXIII”, destinato agli alunni delle scuole di Paternò che si erano distinti per generosità e altruismo e che, nelle diverse edizioni, ha visto intervenire personalità di spicco della politica, come l’on. Piersanti Mattarella, il compianto presidente della Regione Siciliana ucciso dalla mafia, e del mondo ecclesiale, come il Cardinale Carpino, Segretario di Stato, a cui è stata attribuita la cittadinanza onoraria di Paternò. Da delegato del Sindaco del quartiere “Canonico Renna”, promuove una petizione inviata al munifico benefattore Michelangelo Virgillito, al quale vennero fatte recapitare oltre 300 telegrammi inviati dagli abitanti dello stesso quartiere per intercedere sull’annosa carenza d’acqua nelle abitazioni, a cui lo stesso benefattore pose fine con l’acquisto del pozzo “Raffo”. Nino Tomasello segnalò, in maniera tempestiva e provvidenziale, l’impugnativa promossa dai nipoti del benefattore, del testamento di Michelangelo Virgillito a favore dei poveri di Paternò, di cui ricordo l’episodio: era in corso una riunione nella sede municipale che, come di consueto, si svolgeva congiuntamente tra i componenti della giunta e quelli della direzione D.C., di cui facevo parte quando, da Milano, giunse una sua telefonata, con tono allarmato, con cui comunicava all’allora sindaco la notizia che, presso il Tribunale di Milano, era in corso un procedimento per impugnare il testamento di Virgillito a favore degli indigenti di Paternò, instaurato dai nipoti, senza il coinvolgimento in giudizio del Comune di Paternò che, pertanto, immediatamente si adoperò per la costituzione in giudizio. Come è noto, successivamente, la questione venne composta mediante un accordo che prevede la partecipazione, in quota parte, degli stessi nell’attuale fondazione.
La produzione letteraria di Nino Tomasello è stata molteplice, considerato che ha scritto diversi testi per gli alunni delle scuole, come Mastro Giuseppe, una novella educativa e di contrasto al fenomeno mafioso e, lo ricordo per avermene fatto dono, la realizzazione di un libretto indirizzato agli studenti delle scuole elementari, con il quale gli stessi venivano coinvolti e resi protagonisti in quanto invitati ad intervistare i propri nonni al fine di conservare per iscritto le loro memorie e tradizioni familiari. Ha indirizzato la sua attività narrativa per evidenziare il vasto patrimonio culturale espresso dal nostro territorio, raccontandone le peculiarità per fare emergere l’importanza del loro valore, quello che aveva consentito a Paternò, nel tempo, di essere punto di riferimento del comprensorio. Le sue ricerche e narrazioni erano volte a sollecitare il recupero e la valorizzazione delle sue numerose risorse al fine di renderle usufruibili, anche per accrescere le occasioni di ordine economico ed occupazionale del nostro paese. Mi sovvengono alla mente le sue molteplici attività per la difesa dell’area fluviale del Simeto, realizzate anche attraverso le pagine di questo giornale, specie contro la realizzazione del termovalorizzatore, per la salvaguardia dei luoghi e dell’ambiente di quel sito; l’appello per restituire alla nostra comunità i reperti archeologici di Paternò, come quelli che si trovano nei musei di Siracusa e Berlino; le iniziative per recuperare le opere d’arte che hanno bisogno di essere restaurate, come la tela della Madonna del Carmelo, attribuita a Sofonisba (così come recentemente scoperto dal critico d’arte dott. Alfredo Nicotra), ed il quadro della Madonna Ammucciata, giacente in un santuario di Messina; la sinergia con padre Di Giovanni per restituire la Chiesa di S. Maria dell’Alto alla comunità civica e religiosa, per precostituire il recupero dell’intera collina e dei beni storici e monumentali ivi insistenti; il racconto dell’opera dei pupi e dei cantastorie, in ordine ai quali ha pure pubblicato la biografia di Ciccio Busacca, di cui stava attualmente curando una iniziativa culturale con il comune di Taormina; la divulgazione di un’altra ricchezza del territorio di Paternò, l’acqua, da sempre una risorsa per le sue attività agricole ed economiche anche attraverso l’uso dei mulini, che ha elevato le condizioni di sviluppo della nostra comunità, come ha sempre sottolineato lo storico prof. Uccio Barone, con cui Nino era in stretto legame; ancora, la corrispondenza con la prof.ssa Rosanna Zaffuto Rovello di Caltanissetta, con la quale si confrontava per esaltare il ruolo di Paternò nella storia della Contea dei Moncada; la pubblicazione di libri sulla nostra storia locale, cito “Paternò: cronache cittadine”, con l’intento di raccontare le pregresse vicende economiche e sociali di Paternò ed in cui ha voluto evidenziare le qualità della nostra comunità, ricordando lo spirito di accoglienza e di solidarietà con cui le famiglie paternesi accolsero ed ospitarono molti sfollati del Triveneto, costretti a lasciare la propria terra per l’imperversare della prima guerra mondiale, attraverso la mobilitazione dei comitati di volontariato che si occuparono del reperimento degli alloggi, della raccolta degli indumenti, della ricerca di lavoro, al fine di consentire loro di superare lo smarrimento e la disperazione conseguenti alla guerra del 1915- 1918.
Un percorso storico che avrebbe voluto continuare a narrare, ma che purtroppo non gli è stato consentito fare. I tanti tasselli del mosaico che Nino Tomasello ha cercato di comporre lo rendono un cultore della nostra storia, che ha trascorso la sua vita con lo spirito di recuperare e rafforzare il senso identitario della nostra comunità, in modo da trasferirlo alle successive generazioni, perché, sosteneva, solo partendo dal nostro passato, dalle nostre tradizioni, dalla nostra storia, si può stabilire quale percorso intraprendere ed in quale direzione. Durante la sua vita, con le sue azioni, con i suoi scritti, anche grazie alle chiacchierate che era solito fare con gli amici ed i conoscenti che incontrava durante la sua giornata, Nino ha certamente lanciato alla nostra collettività un messaggio importante ed al tempo stesso pacato, come era nella sua natura, a cui la comunità stessa ha riposto con la spontanea e poderosa mobilitazione che si sta registrando a seguito della notizia del suo fatale incidente. Adesso, posso immaginare che Nino si stia chiedendo chi, dopo di lui, potrà portare avanti il suo percorso di ricerca, di dedizione, di valorizzazione del nostro paese. Il mio augurio è che la sua grande eredità spirituale possa essere recepita da tutta la comunità paternese, alla quale ha dedicato gran parte della sua vita.