Le eruzioni dell’Etna ormai costituiscono e rappresentano una cronica emergenza e non certo una “semplice” routinarietà.
Si è parlato tanto in questi giorni sulla cenere dell’Etna, a seguito delle recenti eruzioni, tra vari commenti social e comunicati, ma poco o niente si è fatto cenno sulle problematiche sanitarie legate alla cenere.
Soprattutto su autorevoli studi scientifici che hanno messo in evidenza pericolose ripercussioni della cenere che ben si correlano, per delicatezza, alle problematiche logistiche dalla stessa causata.
Ai fenomeni eruttivi infatti segue la copiosa nube di cenere. Sabbia vulcanica che potrebbe incidere anche nella salubrità dell’aria. Un aumento dei valori delle polveri sottili è dovuto all’inquinamento e alle alte temperature, a questi influisce pure la caduta della cenere vulcanica, come avvenuto nei nostri territori di recente.
Sull’impatto che la sabbia dell’Etna potrebbe avere sulla salute umana e sul territorio, negli anni, sono stati condotti diversi studi, che hanno interessato anche ricercatori stranieri. Uno dei più recenti è quello portato avanti dai ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Osservatorio etneo (Ingv-Oe), con la collaborazione delle Università di Catania e Palermo, in stretta collaborazione col personale dei dipartimenti di Neurologia di Catania e di Scienze geologiche di Palermo. Le analisi effettuate hanno riguardato sia la composizione della cenere, sia la sua capacità di dispersione nell’ambiente. Si hanno programmi di simulazione che servono a prevedere quale distribuzione avrà sul territorio.
Negli ultimi anni i ricercatori stanno studiando i processi naturali che gli elementi chimici contenuti nella sabbia vulcanica compiono dal momento dell’eruzione. La parte più importante, riguarda le possibili conseguenze negative sulla popolazione. La sabbia vulcanica infatti contiene degli elementi metallici che in soggetti vulnerabili potrebbero risultare assolutamente nocivi. Si tratta di metalli in traccia che in persone più cagionevoli potrebbero interferire con i processi cellulari provocando disfunzioni e alterazioni. In certi casi, questi metalli in traccia possono produrre la morte delle cellule e, quindi, essere causa di tumori, come quello alla tiroide, o malattie del sistema neurodegenerativo come la sclerosi multipla o la sla.
Studi scientifici autorevoli hanno inequivocabilmente mostrato questa correlazione. Uno dei dati a sostegno di queste tesi è che nelle zone etnee si è fortemente notato, soprattutto per il tumore della tiroide (in particolare l’istotipo papillare) maggiori manifestazioni cliniche. Mentre, riguardo all’aumento di polveri sottili, come affermano studiosi e ricerca, sicuramente la cenere può aumentarne i valori. Ogni giorno, infatti, tale quantità di sabbia viene frantumata dai mezzi che circolano e questo può’ renderla sempre più fine e capace di penetrare più facilmente nel nostro organismo. Ecco perché, al di là di mascherine in questo periodo che potrebbero costituire una protezione, e’ fondamentale che tutti gli Enti, nazionali, regionali e comunali, si attivino in maniera condivisa e uniforme per quella che è una emergenza ormai cronica e che, al di là delle delicate ed importanti problematiche logistiche, possono essere causa di altrettante serie ripercussioni di carattere prettamente medico. Da non sottovalutare. Prevenzione ed attivazione, sono le giuste priorità per difendersi da tale fenomeno.