Un concerto di chitarra classica del maestro Agatino Scuderi, titolare della cattedra di Chitarra al Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania. A organizzare il concerto, una collaudata collaborazione tra l’Associazione Culturale Cantastorie Busacca, con Francesca Busacca, il Circolo dei Medici di Paternò e il Comune di Ragalna.
Nel cuore del piccolo comune montano, al Palmeto Arena, appena calato il sole e con il primo fresco della sera, la piccola Ginevra Giuffrida ha aperto il concerto. Una vera eccezione, per i tempi moderni, vedere e ascoltare piccoli musicisti in erba che al cellulare preferiscono uno strumento, che scelgono di conoscere la musica e imparare a suonare.

Un concerto ambizioso, forse è proprio il caso di dire: “La chitarra ha salvato la mia vita”, svela poi Scuderi.
“Alma Latina” è stato il canovaccio sul quale il maestro Agatino Scuderi, artista di fama internazionale, ha saputo destreggiarsi da autentico pigmalione. Un programma ambizioso per un pubblico numeroso, con molti ascoltatori alla loro prima esperienza con la chitarra classica. La chitarra e un giro di Do, sotto l’ombrellone, forse in molti sanno farlo. Ma la serata di ieri e il programma musicale proposto sono stati una scelta molto ambiziosa e, ben interpretati, caldo permettendo, anche una scelta molto intelligente.
Non è stato semplicemente un programma di “pezzi belli”: è stato praticamente un viaggio nella storia e nelle possibilità espressive della chitarra. La Spagna come primo approdo all’ascolto, dall’intimità di Tárrega fino alla modernità di Ginastera e Brouwer.
Certamente, l’inizio con Francisco Tárrega è stato perfetto per un pubblico che non conosce la chitarra classica. Lágrima, Adelita, Marieta, María, i preludi e gli studi hanno melodie immediatamente comprensibili.
Con De Falla, con l’Homenaje à Debussy: qui cambia completamente il colore. È un momento nel quale l’ascoltatore comincia a percepire che la chitarra può essere anche raffinata, quasi orchestrale nella tavolozza timbrica, e persino misteriosa.
La Sonatina di Federico Moreno Torroba è poi un ottimo ponte: più strutturata, virtuosistica, ma ancora molto accessibile musicalmente.

Nella seconda parte del concerto con Leo Brouwer. Qui c’è certamente uno dei passaggi più interessanti del concerto, che Scuderi ha saputo spiegare al pubblico con grande efficacia. Elogio de la Danza di Leo Brouwer porta l’ascoltatore fuori dal mondo romantico e spagnoleggiante. Il contrasto tra Lento e Obstinato è fortissimo. Il pubblico ha avuto quasi la sensazione che lo strumento fosse diventato improvvisamente un altro.
E questo è pedagogicamente molto efficace: senza fare una lezione, Scuderi ha fatto ascoltare cosa può diventare la chitarra nel XX secolo.
Barrios è probabilmente il momento più “umano”. Scendiamo nel Paraguay. I pezzi di Agustín Barrios Mangoré possono essere straordinariamente coinvolgente per un pubblico nuovo.
Junto a tu corazón, Aconquija, Aire de Zamba, Danza Paraguaya…
Qui entra una componente diversa: il calore, la danza, il folklore, la sensualità, la nostalgia latinoamericana. E Barrios ha una qualità preziosa per chi ascolta per la prima volta: anche quando la scrittura è sofisticata, la musica non sembra sofisticata. Arriva direttamente.
E poi Ginastera.
Questa è la scelta che più fa riflettere: questo non è un concerto costruito soltanto per piacere al pubblico.
La Sonata op. 47 di Alberto Ginastera è una conclusione molto impegnativa. Lento – Scherzo – Canto – Final porta l’ascoltatore in un universo completamente diverso: ritmo, aggressività, tensione, percussività, dissonanza, energia.
Agatino Scuderi non è semplicemente “uno che sa suonare bene la chitarra”. È un musicista, un maestro con una notevole consapevolezza musicale e, soprattutto, con una particolare empatia nei confronti del proprio pubblico.

La difficoltà vera non è soltanto tecnica. È riuscire a passare, magari nel giro di pochi minuti, da un modo di pensare musicale all’altro, da un linguaggio all’altro, senza perdere l’ascoltatore.
A fine concerto, un momento spontaneo di memoria. Il saluto del dottore Saro Crisafi e la consegna della targa ricordo alla promettente Ginevra e al passato il maestro Scuderi.
L’assessore Enzo Messina, dopo i saluti istituzionali, egli stesso amatore di chitarra, ha voluto ricordare un suo compagno di viaggio, prematuramente scomparso: Mimmo Parisi.
Un amarcord anche per Scuderi, nel suo adempimento di missionario e poi maestro, lo aveva incontrato e aiutato negli studi. Un ricordo che si è trasformato in uno spunto per porre le basi, anzi per riprendere, la scuola di musica dedicata ai giovani di Ragalna.
È stato lo stesso maestro Scuderi a ricordare che la chitarra lo ha salvato “Quando suono racconto la mia storia”. Ed è proprio questa, forse, la qualità più evidente emersa nella serata di Ragalna: aver portato un pubblico numeroso, in parte alla sua prima esperienza con la chitarra classica, dentro un mondo musicale complesso e variegato, senza mai farlo sentire escluso.
La chitarra, sabato sera, non è stata soltanto uno strumento da ascoltare. È stata memoria, formazione, passione.
E, per qualcuno, può davvero essere una strada capace di salvare una vita.